Lettera a Salvador Minuchin

24 Nov

Lettera a Salvador Minuchin

Caro caro vecchio Sal
Il tuo “approccio strutturale” ha segnato il passaggio dall’individuo al sistema. Lo sforzo di concettualizzare il sovra-individuale e di organizzare il pensiero verso il sistema famiglia è patrimonio formativo di ogni apprendista terapeuta familiare –sistemico.
Hai proposto un nuovo modo di pensare portando la terapia a nuove visioni, un salto logico che ha permesso di affrontare i problemi espressi dall’individuo nel contesto affettivo-relazionale più importante, la famiglia.
Le mappe, la struttura familiare, fino agli oloni (neologismo da te coniato per concettualizzare alcuni sottosistemi) sono stati per molti anni, e lo sono ancora, strumenti per aiutare il terapeuta ad orientarsi nel viaggio meraviglioso della terapia.
Come clinico e terapeuta abbiamo più volte potuto apprezzare in Italia le tue capacità. Nelle tue destrutturanti ( e temute) supervisioni ci hai sempre portato degli strumenti nuovi e visioni più ampie. Abbiamo potuto apprezzare la tua capacità di instaurare con le famiglie rapporti significativi in poco tempo, di incidere con una sola seduta nella storia complessa delle terapie che ti venivano sottoposte, l’intensità della tua comunicazione ed inoltre come, anche dopo anni, restavi nel ricordo delle famiglie e dei terapeuti.
Si, perché le tue supervisioni non erano discorsi ma sopra tutto il “fare” con il sistema famiglia-terapeuta, il destrutturare-ristrutturare sistemi terapeutici bloccati ed omeostatici.
Rivedendo le registrazioni ancora oggi apprezzo il tuo rispetto per le persone, la disinvoltura con la quale affronti temi delicati come le allucinazioni ( la voce ti parla nell’orecchio di destra o di sinistra? ) e la creatività nell’affrontare situazioni complesse a volte spostando completamente il fuoco delle terapie o aiutando la famiglia a percepire delle situazioni d’insieme del tutto nuove che, attraverso una intensa esperienza emotiva, davano il via ad insight e cambiamenti.
Per ultimo voglio sottolineare i diversi “coup de théâtre” presenti nelle tue supervisioni, linguaggio Ericksoniano che rimane impresso nella memoria dei terapeuti , aiutando ancora oggi a modificare il pensiero della terapia.

Shalom, caro vecchio Sal

Walther Galluzzo

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