Tratta: la schiavitù moderna

11 Set

Tratta: la schiavitù moderna

Il Protocollo di Palermo, definisce la tratta come:

“Tratta di persone” indica il reclutamento, trasporto, trasferimento, l’ospitare o accogliere persone, tramite la minaccia o l’uso della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di danaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra a scopo di sfruttamento”.

 

La  tratta o traffico di esseri umani, è quella che viene definita come la moderna schiavitù ed è traffico se il motivo del movimentare le persone è lo sfruttamento ed è  tale anche quando posta in essere ai danni di un minore di diciotto anni, anche ove il soggetto attivo non abbia utilizzato alcun mezzo coercitivo per convincere la vittima a trasferirsi.

Il traffico illecito di esseri umani è ormai un mercato tra quelli più profittevoli per i trafficanti, stimato dal USAID Counter Trafficking in Person del 2012, in diverse decine di miliardi di US$ l’anno. L’Unione Europea nell’arco delle due ultime decadi ha anche rilevato che l’aumento del traffico di esseri  umano è cresciuto parallelamente allo sviluppo e alla disponibilità di tecnologie digitali di comunicazione. La prima statistica eseguita dalla Unione Europea relativa al periodo 2008-2010 ha indicato 23.632 vittime di traffico di esseri umani di cui l’80% donne e bambine e 20% di uomini e bambini e la maggioranza (62%) fu trafficata per sfruttamento sessuale. Nello stesso periodo, 2010, in USA si sono stimati in 17.500 circa i casi di persone trafficate nell’anno.

In Italia ?

E’ un Paese di destinazione, di transito e di origine per donne, bambini e uomini vittime di traffico di esseri umani, a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo.tratta-scuolapsicoterapia

Le vittime provengono dai paesi Balcanici ( Albania, Romania, Moldavia, Bulgaria, Slovacchia, Ucraina, Cechia) ed extra europei ( Nigeria, Pakistan, Bangladesh, Cina, Brasile, Perù, Egitto e India). Gli uomini vengono sfruttati nel settore agricolo al sud e in quello edile nel nord Italia, i minori a scopo di sfruttamento sessuale provengono da Romania,  Nigeria,  Brasile, Marocco e dall’Italia stessa, soprattutto di etnie Rom e Sinti, spesso nati sul territorio nazionale, soprattutto per indirizzarli all’accattonaggio, mentre reti internazionali fanno entrare in Italia disabili per costringerli a mendicare. I minori di provenienza Egitto, Bangladesh ed Afghanistan non accompagnati hanno una elevata probabilità di diventare merce per lo sfruttamento sessuale.

La questione del traffico  umano, della tratta, è ormai chiaro che non può essere disgiunta, anche se non sempre obbligatoriamente correlata, al tema dei confini nazionali con persone  che vengono “movimentate” da un punto a scarsa remunerazione, a luoghi ad alta e ripetitiva remunerazione.

Il  dibattito quindi si amplia, per domandarsi se il controllo dei confini nazionali/regionali è un vantaggio nel contrasto al traffico umano o può diventare esso stesso un elemento che lo favorisce?

Le spinte a lasciare una certa area o paese, specialmente quelli rurali e arretrati, sono note e possono sintetizzarsi in violenza e abusi in famiglia, mancanza di opportunità di lavoro, scarsa educazione e povertà culturale su temi riguardanti il ruolo della donna,  e questi diventano i fattori principali per cadere nello sfruttamento.

C’è poi un altro capitolo che riguarda le vittime di tratta, che tipo di sfruttamento debbano subire e in quale circuito di violenza siano costrette a “vivere”.

 

Marzia Giua

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